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Mulino delle Vene

Il mulino

Mulino delle Vene

Cartiera

Mulino delle Vene

Molazza da carta

Mulino delle Vene

Grandi ingranaggi

Mulino delle Vene

Bulbo

Mulino delle Vene

Trabocco

Mulino delle Vene

Il mulino

Mulino delle Vene

Area delle sorgenti

Mulino delle Vene

Luogo: Le Vene, Gracciano

Comune: Colle di Val d’Elsa

Descrizione: I primi mulini andanti ad acqua, azionati con piccole ruote orizzontali chiamate ritrecini, furono attivi in località Le Vene già nel 1200. Come suggerisce il toponimo, l’area è ricca di sorgenti perenni che sono state opportunamente canalizzate e utilizzate per azionare i mulini, determinando la fortuna economica delle famiglie che ne detenevano la proprietà. Al contrario delle gore colligiane, le sorgenti delle Vene non erano controllate e tassate dalla Comunità; nei documenti si stabiliva soltanto che i manufatti idraulici dovessero essere ben mantenuti.

Il Granduca Cosimo I, nel luglio del 1564, aveva comprato alcuni edifici molitori posti nella Comunità di Colle, tra cui situato alle Vene. L’amministrazione del mulino era affidata all’Uffizio delle Farine di Firenze, che cercava di trarre dall’acquisto i maggiori profitti possibili, applicando sanzioni a chiunque danneggiasse il buon funzionamento dei canali. Cento anni più tardi, il mulino fu acquistato dal senese Lattanzio Biringucci e successivamente dalla famiglia Venturi Gallerani.

Nella parte retrostante al mulino vi sono chiuse, trabocchi e dorsi che venivano utilizzati per aumentare la forza delle acque, necessarie al funzionamento dei mulini di Calcinaia e de Le Nove, oltre che di alcuni opifici colligiani. Al suo interno erano attivi tre palmenti, ovvero tre coppie di macine, che venivano mosse dai ritrecini di legno alloggiati nella parte inferiore del mulino.

Nel Catasto Leopoldino del 1825, la particella n. 888 contrassegnava il mulino, che si estendeva su una superficie di 1100 braccia quadre. Le dimensioni dell’edificio erano perciò piuttosto contenute. Agli inizi del Novecento, l’edificio mutò notevolmente con l’impianto di una cartiera, l’ampliamento del piazzale e la sopraelevazione dell’edificio abitato dal mugnaio; questi interventi trasformarono il complesso in un elegante palazzo neorinascimentale, sullo stile di quelli presenti a Colle.

Il mulino cessò l’attività intorno al 1940, mentre la cartiera funzionò fino al 1970. Attualmente gli edifici sono di proprietà del Seminario Vescovile di Siena e sono parzialmente crollati. All’interno della cartiera sono ancora visibili le molazze, i bulbi per la cottura dell’impasto per fare la carta e le numerose pulegge utilizzate per muovere i macchinari sfruttando l’energia idraulica. Per l’unicità dell’insieme, tutti gli edifici sono sottoposti a vincolo dalla Soprintendenza.

L’area delle sorgenti, con tutti gli apparati idraulici, è stata recentemente bonificata e ripulita grazie a un sinergico lavoro tra il Consorzio di Bonifica Toscana Centrale e il Comune di Colle di Val d’Elsa.

Bibliografia:

Guanci G., Guida all’archeologia industriale della Toscana, Firenze, NTE, 2012, pp. 319-319.

Roselli P., Forti A. e Ragoni B., Cartiere ed opifici andanti ad acqua, Alinea, Firenze, 1984.

Vivaldi Forti C., Le vere origini del mulino di Calcinaia nel borgo di Onci, in “Bollettino della Società degli Amici dell’Arte” di Colle di Val d’Elsa, n. 28, IX (XXIV, 70), dicembre 2007, p. 12.

Altre fonti:

Archivio di Stato di Firenze, Decima Granducale, Estimo del Comune di Colle, nn. 7941, 7942, 7943.

Archivio di Stato di Siena, Fondo Sergardi Biringucci Spannocchi, n. 396, ins. 11, Affitto dei due mulini delle Caldane e delle Vene.

Archivio di Stato di Siena, Catasto Leopoldino, Comune di Colle di Val d’Elsa, Sezione E, f. 2,1825.

Archivio Seminario Arcivescovile Siena, Fondo Venturi Gallerani Resta, Contratti e denunzie riflettenti il molino “Le Vene”, Contratto Venturi Gallerani-Giannelli 1861.

Archivio Seminario Arcivescovile Siena, Fondo Venturi Gallerani Resta, Contratti e denunzie riflettenti il molino “Le Vene”, 5 luglio 1940 Richiesta di Tosi Libero per poter aumentare l’altezza del fabbricato adibito a cartiera.

Autore scheda: Annica Gelli

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