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Riserva Naturale di Castelvecchio

Erica multiflora

Riserva Naturale di Castelvecchio

Botro della Libaia

Riserva Naturale di Castelvecchio

Castelvecchio

Riserva Naturale di Castelvecchio

Chiesa di San Frediano

Riserva Naturale di Castelvecchio

Luogo: Casa Castagneto

Comune: San Gimignano

Data/periodo: dal 1996

Descrizione: La Riserva Naturale di Castelvecchio si trova nel territorio della Val d’Elsa, su un’area collinare a ovest del comune di San Gimignano. Ha un’estensione di 734 ettari; dal versante occidentale del Poggio del Comune (624 metri s.l.m.), si estende verso sud fino alle rovine medievali di Castelvecchio, castello prima del Vescovo di Volterra e, nel XIII secolo, principale roccaforte di San Gimignano. Di questo fortilizio restano oggi le due torri, i ruderi degli abitati e la chiesa romanica di San Frediano, priva di tetto.

L’area, in particolare quella che interessa il Poggio del Comune, presenta dal punto di vista geologico una predominanza della Formazione delle Anidridi di Burano, una roccia che si è formata in lagune costiere marine alla fine del Triassico (200–210 milioni di anni fa), quando il clima caldo e arido favorì la precipitazione di depositi salini (evaporiti) che, una volta emersi, furono trasformati dagli agenti atmosferici in calcare cavernoso, una roccia grigio scura brecciforme a superficie spugnosa, piena di piccole cavità. Su questa roccia l’azione di dissoluzione delle acque meteoriche ha portato alla formazione di una dolina in corrispondenza della cima del Poggio del Comune, una vasta depressione di 500 metri di diametro, profonda 30 metri. Ai margini della riserva troviamo invece affioramenti più recenti (5 milioni di anni), costituiti da sedimenti lacustri e marini ricchi di fossili di Ostrea lamellosa e Ostrea crassissima del mare pliocenico.

L’area protetta tutela un ambiente boscato comprendente associazioni vegetazionali molto diverse tra loro, con macchia mediterranea nei punti più caldi e boschi ricchi di faggi e tassi nelle profonde incisioni vallive del Botro della Libaia e del Botro della Torri. In queste valli buie e strette sul fondo e sui versanti esposti a nord si ha il fenomeno dell’inversione termica. Le temperature sono cioè più basse rispetto alle zone soleggiate che si trovano al di sopra. Troviamo allora a 300 metri s.l.m. una tipologia vegetazionale montana costituita da cerri, faggi, aceri montani, aceri opali e castagni (il faggio a questa altitudine è una rarità). La presenza del tasso ha un significato ambientale molto importante, dal momento che si tratta di una pianta “relitta” del Terziario, residuo delle foreste sempreverdi che ricoprivano l’Europa alcuni milioni di anni fa.

La vegetazione dei versanti esposti a sud, nella zona delle rovine di Castelvecchio, è costituita dalla macchia mediterranea con dominanza di leccio, orniello, roverella e acero minore. Nel sottobosco troviamo la primula, l’epatica e la consolida tuberosa, mentre nel fondovalle predomina la pervinca. Tra le specie arboree ci sono il corbezzolo, la fillarea e il lentisco dalle bacche rosse.

Il sottobosco è caratterizzato dalla presenza di liane (caprifoglio mediterraneo, caprifoglio comune e caprifoglio etrusco) ed erica multiflora, che fiorisce vicino al Botro della Libaia. Nel Botro delle Torri si trova il maggiociondolo (Laburnum anagyroides), un piccolo albero dai semi velenosi per la presenza dell’alcaloide citisina (mortale), che fa una bellissima fioritura di fiori gialli pendenti.

Nelle rovine del castello è stato avvistato il rarissimo falco pellegrino e una coppia di bianconi nidifica nelle riserva. Nei boschi vivono e vanno in letargo i piccoli roditori come il ghiro, il moscardino e il quercino, mentre tra i lecci si trova la ghiandaia. Gli scoiattoli invece, che non vanno in letargo durante l’inverno, con la raccolta di semi, bacche e frutti contribuiscono a diffondere i semi. Tra i mammiferi troviamo la volpe, i cinghiali, l’istrice e il capriolo. Infine, non è raro imbattersi in grossi coleotteri infilzati nelle spine degli arbusti, segno della presenza dell’averla piccola che usa questo metodo per assicurarsi la sua “dispensa”.

Bibliografia:

Anselmi B. et al., Le Riserve Naturali della Provincia di Siena, Editrice le Balze, Montepulciano (SI), 2001, pp. 126-133.

Ceccolini G. e Cenerini A., Parchi, riserve e aree protette della Toscana, Firenze, WWF Toscana, 1998.

Ceccolini G. e Cenerini A., Toscana. Parchi ed aree protette, Il mio amico, Roccastrada (GR), 2004, pp. 182-186.

Autore scheda: Serena Castignoni

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