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Chiesa di San Pietro a Cedda

Chiesa di Cedda

Chiesa di San Pietro a Cedda

Chiesa di Cedda

Chiesa di San Pietro a Cedda

Santa

Chiesa di San Pietro a Cedda

San Pietro

Chiesa di San Pietro a Cedda

Luogo: Cedda

Comune: Poggibonsi

Descrizione:  La località Cedda è menzionata già dal 998 in un documento in cui Ugo, marchese di Toscana, dona due suoi possedimenti in quella zona alla Badia di Marturi. Nel 1046 è citata per la prima volta una chiesa suffraganea della pieve di Sant’Agnese a Castellina in Chianti, che negli anni 1275-77 e 1296-1303 viene ricordata come canonica nelle Rationes Decimarum Tusciae.

La chiesa passò sotto la diocesi di Siena nel XV secolo e a quella appena costituita di Colle di Val d’Elsa alla fine del XVI secolo. All’inizio del XX secolo furono eseguiti restauri a carattere integrativo e fu costruita l’abitazione del parroco, che venne addossata alla facciata coprendone completamente la parte sinistra.

La chiesa è considerata una delle più belle di epoca romanica conservatesi nel territorio della Valdelsa. La facciata, con tetto a capanna, è realizzata in conci di arenaria ben squadrati; nella parte superiore si trova una bifora aperta in un momento successivo. Il portale ha un’architrave con una decorazione a bassorilievo, con rosette quadrate sulla sinistra e una croce greca al centro, che con i suoi quattro bracci divide le lettere incise R, S, A, Ω facenti parte dell’iscrizione dedicatoria posta sulla destra, giunta a noi in modo incompleto e alterato (IN XΡI NOMINE XΡIAHEI [?] DEDICA + R. S. A. Ω.). Il sovrastante archivolto a tutto sesto ha una decorazione con grappoli d’uva, palmette e fiori con petali circolari, tipica degli edifici romanici della Valdelsa.

Su entrambi i fianchi sono presenti tre monofore decorate con un motivo a rosette. L’abside semicircolare ha tredici archetti decorati con gli stessi elementi dell’archivolto d’ingresso, sorretti da semicolonne e mensole antropomorfe e zoomorfe. Al centro si apre una stretta monofora con doppio strombo, delimitata da due colonnette, una originale con decorazioni a spirale e una posteriore priva di decorazioni. L’archivolto è riccamente lavorato. Nella zona superiore dell’abside è presente una feritoia a forma di croce, tipica delle chiese canonicali. Il campanile, sul fianco destro, ha un piccolo portale d’ingresso con architrave decorato con elementi zoomorfi e fitomorfi e al centro una croce. La cella campanaria è un rifacimento.

All’interno la chiesa, a navata unica, si presenta con una copertura a capriate a vista. Separa la zona presbiteriale dalla navata un arco a tutto sesto sorretto da due colonne in stile pisano, visibili anche esternamente, coronate da capitelli con due cariatidi con grappoli e tralci d’uva; i pulvini sottostanti sono scolpiti con rosette.

Il catino absidale ha una cornice scolpita con due animali, uno inseguito da un drago e l’altro inseguito da un pellicano; nella raffigurazione compaiono anche Adamo con il pomo e alcune teste umane intervallate da rosette.

Dell’antica decorazione pittorica si conservano due frammenti di affreschi, uno della fine del Duecento raffigurante una Santa e uno della metà del Trecento con San Pietro.

Nella chiesa si trovava inoltre un trittico raffigurante la Madonna col Bambino, i Santi Francesco, Pietro, Paolo, Agostino e due donatori di Ventura del Moro, noto anche come Pseudo Ambrogio di Valdese. Il dipinto, rubato nel 1979 e poi ritrovato, è oggi conservato nel Museo Civico e Diocesano di Colle. Due tabernacoli sono ancora collocati all’interno: uno è databile al XI secolo, l’altro al XV secolo (probabilmente della scuola di Mino da Fiesole).

Bibliografia:

AA. VV., Chiese medievali della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Siena e San Gimignano, Empoli, Editori dell’Acero, 1996, pp. 123-126.

AA. VV., I luoghi della fede. Il Chianti e la Valdelsa senese. La storia, l’architettura, l’arte della città e del territorio. Itinerari nel patrimonio storico religioso, Milano, Mondadori, 2000, pp.100-101.

Cardini F., Alta Valdelsa: una Toscana minore?, Conti Tipocolor, Calenzano, 1988, p. 89.

Moretti I., Stopani R., La Toscana (Italia romanica, vol. V), Milano, Jaca Book, 1982.

Altre fonti:

Scheda ICCD di riferimento ASBAP Si e Gr: scheda di catalogo 09/00384413 (compilata da Gronchi D., 1994).

Autore scheda: Alessia Quercioli

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