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Ex conservatorio di San Pietro

Monastero di San Pietro

Ex conservatorio di San Pietro

Comune: Colle di Val d’Elsa

Data/periodo: 1606/1610

Descrizione: Il complesso monumentale situato nei pressi di Porta Nuova a Colle di Val d’Elsa, di fronte al Palazzo San Lorenzo (ex ospedale della comunità), fu fondato come monastero per volere di Pietro Usimbardi, segretario granducale presso la corte medicea, Vescovo di Arezzo e fratello di Usimbardo, primo Vescovo della diocesi di Colle di Val d’Elsa (istituita nel 1592 con la bolla di Papa Clemente VIII). Questo importante intervento di edilizia pubblica si collocò all’interno di un vasto programma di sviluppo patrocinato dalla nobiltà colligiana tra il XVI e il XVII secolo per sostenere politicamente ed economicamente l’istruttoria che portò alla nascita della diocesi e all’attribuzione del titolo di città. La famiglia Usimbardi si fece promotrice di molti lavori urbanistici all’interno dell’abitato, che condussero alla costruzione del palazzo vescovile (1593-1597), del seminario e della cattedrale in piazza Duomo e dell’ospedale di San Lorenzo (1627-1635).

Nel 1603 Pietro Usimbardi presentò istanza per erigere a Colle un monastero di regola agostiniana; l’anno successivo ottenne l’autorizzazione da Papa Clemente VIII, con precisa disposizione di dotare il complesso di ambienti funzionali come la clausura, il chiostro, il refettorio, il dormitorio e gli annessi necessari all’abitazione della badessa e delle monache. Pietro Usimbardi acquistò quindi diverse proprietà immobiliari che si affacciavano originariamente su via del Refe Nero e via dell’Amore, sulle quali fu edificato il nucleo centrale del cenobio.

Il progetto architettonico fu affidato all’architetto Giorgio Vasari il Giovane (1562-1625), il quale disegnò per il piano terreno un chiostro con loggiato, la chiesa, i luoghi per confessarsi e comunicarsi, i parlatori combinati con ambienti comuni e le stanze adibite al lavoro quotidiano; al piano superiore collocò le celle, il dormitorio, il guardaroba e la camera della badessa.

Il monastero fu terminato nel 1606, mentre l’annessa chiesa fu portata a compimento nel 1610 e consacrata solo nel 1673, come indicato da un’epigrafe marmorea collocata sulla parete destra dell’altare maggiore. L’intitolazione a San Pietro si configura come un’indiretta esaltazione dell’omonimo fondatore e della sua famiglia, sottolineata anche dalla scritta dedicatoria che compare sugli architravi delle porte di accesso al complesso monumentale, “B PETRO AP.LORUM PRINC RDNO PETRUS USIMBARD. ARETII EPS D.”, ai lati della quale ricorre anche la data “ANNO DOMINI MDCX”.

Il monastero inizialmente accolse ventidue ragazze destinate a farsi monache, a cui il fondatore garantì una rendita annua di 2500 scudi. Nel 1639 Claudio Usimbardi donò alla chiesa di San Pietro vari paramenti sacri, arredi e oggetti liturgici di valore, ribadendo il forte legame tutelare che la famiglia Usimbardi ebbe nei riguardi del monastero.

Con le soppressioni di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena del 1785, il monastero fu trasformato in conservatorio femminile e da allora ha continuato ad avere una funzione educativa per convittrici interne ed alunni esterni (vi studiò ad esempio lo scrittore e collezionista Romano Bilenchi). Successivamente ha ospitato le scuole magistrali, mentre oggi è al centro di un progetto di trasformazione in sede museale dedicata alle esposizioni temporanee e alle collezioni d’arte moderna colligiane, che vedono protagonisti, fra gli altri, Romano Bilenchi, Mino Maccari e Walter Fusi. Un’altra parte dell’edificio ospita invece la Fondazione Intercultura.

L’attuale complesso ha, rispetto al progetto vasariano, uno sviluppo ampliato, con due chiostri attorno ai quali si dispongono gli ambienti posti su due livelli e disimpegnati mediante estesi passaggi di collegamento, con un corpo di fabbrica che ha inglobato parte della cinta muraria della città.

Il vasto fronte del monastero, fiancheggiato dalla chiesa e scandito dalla lunga e ritmata successione delle aperture rettangolari, appare privo di elementi decorativi ed improntato su un misurato neo-cinquecentismo, influenzato dalla tradizione rinascimentale di origine fiorentina alla quale si uniformò del resto tutta la produzione architettonica a Colle a partire dalla fine del Cinquecento, perdurando anche per tutto il secolo seguente.

L’esterno presenta una facciata intonacata di colore giallo, secondo il gusto dominante in età leopoldina, ripristinata dopo il restauro eseguito dall’architetto Antonio Salvetti nel secolo scorso. Al centro della facciata si trova un portale lapideo culminante con un timpano spezzato in forte aggetto e un grande stemma marmoreo con l’emblema della famiglia Usimbardi, sormontato dalla mitra vescovile.

L’interno della costruzione ha uno sviluppo longitudinale, attraverso un’unica navata coperta da volta a botte dove trovano sistemazione tre altari abbelliti da importanti tele. Sull’altare maggiore è collocato il dipinto di Pier Dandini raffigurante l’Assunzione della Madonna tra i Santi Pietro e Agostino (1673- 1678 circa), che mostra una composizione densa di suggestioni barocche nel moto delle figure: si leggono i plurimi riferimenti all’opera di Pietro da Cortona nella rinnovata sensibilità per il dato luministico e nell’originale creazione di effetti atmosferici. Sull’altare sinistro, invece, è visibile la tela con San Nicola di Bari (1635-1640 circa) di un anonimo pittore senese della cerchia di Rutilio Manetti che evidenzia, nei toni scuri della tavolozza, l’adesione ai moduli caravaggeschi. Il dipinto riprende formalmente l’immagine di un’antica icona, mostrando uno ieratico San Nicola che benedice alla maniera greca, circondato da Gesù e dalla Madonna che gli affidano le vesti liturgiche. Il santo è affiancato da un giovane con la brocca argentea, che allude alla consacrazione della chiesa di San Nicola a Mira, e da tre fanciulli seduti sull’orlo di una botte, che rimandano al miracolo della resurrezione dei giovanetti dalla salamoia. L’altare destro, infine, conserva il dipinto con la Madonna col Bambino e i Santi Monica, Carlo Borromeo e Nicola da Tolentino, opera databile alla fine del Seicento, restituita al catalogo di Annibale Mazzuoli, un pittore senese che in più occasioni ha lavorato a Colle di Val d’Elsa.

Bibliografia:

Bagnoli A., Chiesa di San Pietro. Altar maggiore, in AA.VV., Colle di Val d’Elsa nell’età dei granduchi medicei. “La Terra in Città et la Collegiata in Cattedrale”, Firenze, Centro Di, 1992, pp. 224-226.

Bastianoni C., Casprini F. e Ninci R., Guida storica illustrata di Colle di Val d’Elsa, Pisa, Pacini, 2001, pp. 40-41.

Brogi F., Inventario generale degli oggetti d’arte della provincia di Siena (Siena 1862-1865), Siena, C. Nava, 1897, pp. 159-161.

Fargnoli N. e Rotundo F., Edilizia civile a Colle di Val d’Elsa nel Cinquecento: cantieri e committenti, in AA.VV., Colle di Val d’Elsa nell’età dei granduchi medicei. “La Terra in Città et la Collegiata in Cattedrale”, Firenze, Centro Di, 1992, pp. 89-140.

Morelli P.G., Moscadelli S. e Santini C. (a cura di), L’Archivio del Conservatorio di San Pietro in Colle di Val d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Boccacci, 1991.

Rombi G.C., Monastero di San Pietro, in AA.VV., Colle di Val d’Elsa nell’età dei granduchi medicei. “La Terra in Città et la Collegiata in Cattedrale”, Firenze, Centro Di, 1992, pp. 86-87.

Rotundo F., Il conservatorio di San Pietro a Colle Val d’Elsa: la sua architettura e il suo patrimonio artistico, in “Intercultura”, 42, 2006, pp. 2-9.

Vasari [il Giovane] G., La città ideale. Piante di chiese (palazzi e ville) di Toscana e d’Italia, a cura di V. Stefanelli, Officina, Roma, 1970 p. 229-231.

Altre fonti:

Scheda ICCD ASBAP Si e Gr: scheda di catalogo n. 00494349 (compilata da Daniele Ravagni, 1997).

Archivio del Conservatorio di San Pietro, Biblioteca Marcello Braccagni di Colle di Val d’Elsa.

Gabinetto dei disegni e delle stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze: Vasari [il Giovane] G., La città ideale. Piante di chiese (palazzi e ville) di Toscana e d’Italia (n. 4873, dis. 159, p. 89; n. 4874, dis. 160, p. 90).

Autore scheda: Federica Casprini

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