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Basilica di San Lucchese

Chiesa di San Lucchese

Basilica di San Lucchese

Chiesa di San Lucchese

Basilica di San Lucchese

Interno

Basilica di San Lucchese

Altare maggiore

Basilica di San Lucchese

Cappella

Basilica di San Lucchese

‘Storie di Santo Stefano’

Basilica di San Lucchese

Alzata di credenza

Basilica di San Lucchese

Lapide

Basilica di San Lucchese

Luogo: San Lucchese

Comune: Poggibonsi

Descrizione: Nel 1010, nel luogo in cui oggi sorge la basilica di San Lucchese, i Fiesolani fondarono la chiesa di Santa Maria in Camaldo.

La chiesa doveva già essere stata abbandonata all’inizio del Duecento. Nel 1220 il Comune di Poggio Bonizio la donò a Francesco d’Assisi in occasione del suo secondo viaggio in Valdelsa. Qui il santo dette l’abito dell’ordine terziario francescano a San Lucchese e a sua moglie. I documenti ci confermano la presenza dei francescani in questo luogo dal 1235.

Lucchese, marito della nobildonna Buonadonna Segni, era un usuraio e mercante. Si pentì della sua enorme avarizia vedendo un poveruomo ridotto alla miseria a causa dei debiti contratti con lui. Nel 1213, Lucchese incontrò San Francesco, per la prima volta di passaggio a Poggio Bonizio, forse davanti alla chiesetta di San Lorenzo in Pian dei Campi. Deciso a seguire il suo esempio, donò tutti i suoi beni ai bisognosi e visse solo di elemosina insieme alla moglie. I due morirono lo stesso 28 aprile 1251, a poche ore di distanza.

La più antica chiesa romanica fu trasformata in stile gotico su disegno di frate Elia e dell’architetto Nicoletto, ricordato da una lapide sulla facciata che riporta la data 1252. Le cappelle absidali furono completate nel 1346. La facciata subì gravi danni nel corso del Cinquecento. Con il restauro del 1580 fu aggiunto il portico esterno, ancora presente.

Nel 1810, a causa delle soppressioni napoleoniche, i frati minori furono allontanati dalla chiesa e vi poterono ritornare solo nel 1935. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si susseguirono diversi restauri. Nel 1938 la chiesa ottenne il titolo di Basilica Minore, per la presenza al suo interno delle reliquie del primo francescano terziario. Il 9 luglio 1944 alcuni bombardamenti dell’esercito alleato provocarono un vasto incendio che distrusse il tetto e molte opere d’arte lignee.

La facciata (preceduta dal portico seicentesco) presenta un tetto a capanna con un oculo nella parte superiore. Sul fianco occidentale sono ancora visibili tracce del paramento della più antica chiesa romanica di Santa Maria in Camaldo. L’interno è a navata unica con copertura in travi lignee, la parte terminale ha tre cappelle absidali coperte con volte a crociera, mentre sulle pareti laterali si aprono finestroni ad arco acuto. Da una porta sul fianco destro si accede alla sagrestia, dove si conserva un’alzata di credenza con 17 figure di santi dipinte da Memmo di Filippuccio all’inizio del XIV secolo.

Sulla parete destra si conserva l’affresco con Sant’Andrea condotto al martirio (1370-1375) di Bartolo di Fredi e un falso polittico con la Madonna col Bambino, San Cristoforo, Sant’Antonio eremita e, nelle cuspidi, Cristo benedicente con ai lati l’Angelo Annunciante e la Madonna Annunciata, attribuito alla bottega di Paolo di Giovanni Fei.

Nella parete sinistra, vicino all’ingresso, si trova l’altare in terracotta policromata dell’Immacolata Concezione, realizzato nel 1514 da Giovanni Della Robbia. Al centro è presente Sant’Anna che mostra la Madonna bambina, ai lati San Francesco e Sant’Antonio da Padova, in alto Sant’Agostino e Sant’Ambrogio, nella lunetta l’Incoronazione della Madonna e nella parte inferiore tre bassorilievi raffiguranti San Francesco con le stigmate, l’Annunciazione e Sant’Antonio che predica ai pesci. Sempre sulla stessa parete si trovano l’affresco di Oreste Puccioni, copia di quello di Raffaellino del Garbo, che raffigura il Noli me Tangere, rovinato durante il bombardamento, e San Nicola che dona la dote alle tre fanciulle, di Bartolo di Fredi.

Nel transetto sinistro, nella cappella di San Lucchese, si conservano gli affreschi di Cennino Cennini con la Storie della vita di Santo Stefano (1388), insieme a quelli più moderni di Arturo Viligiardi (1910) con San Lucchese vestito dell’abito della penitenza, Lucchese che porta un malato all’ospedale, Lucchese in estasi davanti all’ingresso della chiesa e La testa del Santo resiste alla prova del fuoco. Al centro della cappella c’è un’urna con i resti del corpo di San Lucchese.

Sull’altare maggiore, costruito in arenaria, è presente un’iscrizione del 1300.

Adiacente alla chiesa si trova il convento dei francescani; al suo ingresso si apre un chiostro del XVII secolo con le Storie di San Francesco affrescate da Nicomede Ferrucci. Dal chiostro si accede al refettorio quattrocentesco dove si conserva l’affresco con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci dipinto da Gerino da Pistoia nel 1513.

Bibliografia:

AA. VV., I luoghi della fede. Il Chianti e la Valdelsa senese. La storia, l’architettura, l’arte della città e del territorio. Itinerari nel patrimonio storico religioso, Milano, Mondadori, 2000, pp. 97-99.

Benson N., Due sposi santi: Lucchese e Bonadonna, Firenze, Litospac, 1983.

Ianulardo E., San Lucchese da Poggibonsi. Storia del santo e guida alla basilica e al convento, Bologna, Italcards, 2001.

Mallory M., The Sienese Painter Paolo di Giovanni Fei, New York, Garland, 1976. 

Neri A., Cenno storico-artistico della chiesa di San Lucchese a Poggibonsi, Firenze, Libreria Domenicana, 1903.

Altre fonti:

Scheda ICCD di riferimento SBSAE Si e Gr: schede OA nn. 09/00370056, 09/00369931, 09/00369947 (F. Melli, 1995).

Autore scheda: Alessia Quercioli

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